STORIE

Intervista a Emanuela Russo
Run to NYC
26.10.2017
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Intervista a Emanuela Russo

Avete mai perso l'aereo perché stavate facendo una cosa che vi piace? Forse è a qualcosa del genere che si riferiva Andy Warhol, quando pronosticava che ognuno avrà nella vita almeno 15 minuti in cui sarà famoso in tutto il mondo. Quel mattino, Emanuela Russo era nel suo albergo a Barcellona. Ed è successo.

Che cosa esattamente?

“Che momento è stato! Mi ero svegliata molto presto e avevo il tempo per una breve corsa prima di prendere l'aereo per l'Italia. Colpo di scena, non ho calcolato bene i tempi, sono rientrata tardi e ho perso il volo. Fantastico!”

Potevi immaginare che ti sarebbe mai accaduta una cosa così?

“Mai – ride – però è singolare perché ho iniziato a correre mentre ero in viaggio.”

Dov'eri?

“10 anni fa, in California. Frequentavo un master in alimentazione e sport, per lavoro faccio la dietista. I miei colleghi erano runner e mi invitarono per una prima uscita. Non mi sono più fermata.”

In questi dieci anni hai maturato un pensiero ricorrente che ti distrae mentre stai correndo?

“Sì: farò, sto facendo, ho fatto qualcosa per me e che mi fa stare bene. Se vuoi volare, lascia andare le zavorre mentali.”

Correre ha cambiato il tuo modo di viaggiare?

“Mi piace scoprire la città dove mi trovo correndo, sempre al mattino presto. Questo anche quando sono a casa, a Monza. Lascio la mansarda dove abito e mi immergo nel parco: viali pieni di alberi, prati sconfinati. Spero di trovare un momento da dedicare a me e a ciò che mi fa star bene, ovunque mi trovi.”

EMANUELA RUSSO
EMANUELA RUSSO
EMANUELA RUSSO
EMANUELA RUSSO
EMANUELA RUSSO
EMANUELA RUSSO
EMANUELA RUSSO
EMANUELA RUSSO
EMANUELA RUSSO
EMANUELA RUSSO

Che rumore fanno le tue scarpe da corsa?

“E' rumore secco, mi diverte. Cerco di tenere sempre con ritmo costante, quindi fanno tan tan tan tan all'infinito.”

Da dietista preferisci pasta o pizza?

“In realtà non sono amante di nessuna delle due, anche se sono italianissima. Comunque preferisco la pizza sottile, croccante, magari con farina di Enkir.”

Qual è l'incontro più singolare che hai fatto grazie alla corsa?

“Una volta ho incontrato un gruppo di atleti paraolimpici che si allenava. Mi hanno emozionata tanto, perché avevano gli occhi che brillavano mentre facevano il loro sport, nonostante le difficoltà.”

Quando hai saputo che avresti partecipato a #RuntoNYC come hai reagito?

“Che scena! Ero in studio, mi occupo di pazienti che si sottopongono ad intervento chirurgico per l’obesità, di persone con disturbi alimentari e di sportivi. Stavo aspettando che arrivasse un paziente ed intanto leggevo le mail, non pensando proprio al concorso. Poi compare sullo schermo la mail. Ho urlato talmente forte che i pazienti in sala d’attesa si sono affacciati nella mia stanza per capire se fosse successo qualcosa di grave.”

Dopo tanti viaggi vissuti attraverso la corsa, immaginati adesso un metro dopo il traguardo della Maratona di New York, con la medaglia al collo: a chi la dedichi?

“Alle persone che hanno creduto in me da sempre, ai componenti di #RuntoNYC: stiamo tutti vivendo una delle esperienze più singolari della nostra vita. E la dedico a me, per la tenacia e la determinazione che metto verso gli obiettivi che mi fanno stare bene.”

Qual è il tuo colore preferito?

“Verde Tiffany, che a New York mi sembra ci stia anche bene, no?"

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